Cosa vuol dire seguire uno stile di vita sano quando si ha una MICI?

Cosa vuol dire seguire uno stile di vita sano quando si ha una MICI?

01/10/2020 - 18:24

Sono diversi i cambiamenti nella vita di un paziente che accompagnano una diagnosi di malattia infiammatoria cronica intestinale. Cambiamenti che possono, ma non devono, influenzare la vita sociale e la possibilità di vivere appieno la propria vita. Per impedire che questo accada, un paziente deve avere alcune accortezze e imparare soprattutto a prendersi cura di sé e seguire il proprio ritmo senza farsi influenzare dalla paura del giudizio degli altri. Ma cosa vuol dire prendersi cura di sé e seguire uno “stile di vita sano” quando si ha una MICI? Più o meno lo stesso che per tutti gli altri, ma con qualche accortezza in più e con un po’ più di disciplina e costanza.


Stress, ansia, depressione

La prima cosa da fare è prendersi cura del proprio benessere emotivo. Ansia, paura, depressione seguono spesso una diagnosi di MICI, esacerbate dalla confusione e dall’incertezza dovuta al non sapere come e quando potrebbe presentarsi una ricaduta. Questi sentimenti, che aumentano i livelli di stress del paziente, bisogna imparare a riconoscerli e sapere che potrebbero ripresentarsi, per esempio, quando ci si sente stanchi o provati dalla malattia e quando questa si riacutizza. Oppure quando ci si preoccupa troppo di non deludere gli altri o le loro aspettative.
Il percorso può essere lungo, ma è fondamentale imparare a gestire lo stress: è uno dei più comuni fattori che contribuiscono a ricadute. Non abbiate timore di ricorrere all’aiuto di uno specialista, imparate tecniche di riduzione e gestione dello stress, imparate a gestire le vostre energie e a prendervi il tempo per ricaricarvi, fate esercizio fisico e dedicatevi ad attività piacevoli o rilassanti un poco ogni giorno, comunicate con le persone che vi sono vicine.
Inoltre probabilmente voi, come altri pazienti, avete sofferto molto prima di arrivare a una diagnosi e un trattamento: concentratevi dunque sul sollievo di poter finalmente dare un nome ai vostri sintomi, di sapere come gestirli e affrontarli, di avere ora un supporto medico.

Alcol

Solitamente si consiglia alle persone con una malattia infiammatoria intestinale di ridurre l’assunzione di alcolici e di evitarli completamente durante i periodi in cui la malattia si riacutizza. L’alcol infatti, come spiega una revisione pubblicata sugli Annals of Gastroenterology nel 2018, sia è un noto agente infiammatorio sia danneggia direttamente la barriera intestinale. Aumenta infatti la permeabilità intestinale e l’esposizione agli antigeni. Lo zucchero contenuto negli alcolici potrebbe poi favorire la diarrea la disbiosi intestinale. Inoltre, sia una recente revisione delle linee guida pubblicata sul Journal of Gastroenterology sempre nel 2018 sia le indicazioni Crohn’s and Colitis Foundation UK, suggeriscono che le persone con malattie infiammatorie intestinali che bevono alcolici con eccessiva assiduità hanno maggiori probabilità di ricadute. Tuttavia entrambe sottolineano che gli studi a riguardo si basano per lo più su esperienze e sintomi riportati dai pazienti stessi e non vi sono sufficienti evidenze scientifiche per vietare completamente il consumo di alcolici se non ai pazienti con un’intolleranza ai lieviti e a quelli che seguono regimi terapeutici incompatibili con l’assunzione di alcol. In ogni caso, secondo la fondazione britannica, l’assunzione di alcolici dovrebbe essere limitata a massimo 14 unità alla settimana (circa sei pinte di birra o dieci bicchieri di vino scarsi). Queste non sono assolutamente da consumarsi tutte insieme e in ogni caso è da evitarsi il binge drinking (l'assunzione di più bevande alcoliche in un breve intervallo di tempo). Voi stessi del resto osserverete che effetto vi fa bere uno o più drink e potrete poi regolarvi di conseguenza. Tuttavia confrontatevi con il vostro medico per essere certi che gli alcolici non interferiscano con la vostra terapia.

Fumo

Se sul consumo di alcolici lasciava intravedere uno spiraglio, la revisione delle linee guida pubblicata sul Journal of Gastroenterology non ha dubbi per quel che riguarda il fumo: “È stato dimostrato che fumare è correlato alla refrattarietà o ricorrenza della malattia di Crohn e che smettere di fumare migliora la refrattarietà e riduce il tasso di ricorrenza”. Anche la Crohn’s and Colitis Foundation concorda: le persone che fumano hanno spesso sintomi e complicazioni più gravi, hanno maggiori probabilità di sviluppare fistole e più frequenti riacutizzazioni, più probabilità di avere bisogno di interventi chirurgici che sviluppare sintomi extraintestinali della malattia come osteoporosi o artriti. I non fumatori, invece, sembrano beneficiare di una versione più leggera della malattia e lo stesso vale per chi smette di fumare. La questione è diversa nel caso delle rettocolite ulcerosa. Secondo la fondazione, la colite sembrerebbe meno frequente e meno grave nei fumatori che nei non fumatori anche se non se ne è ancora capito il motivo. Tuttavia, sottolineano le indicazioni della Crohn’s and Colitis Foundation, non tutti gli studi concordano con queste conclusioni. Inoltre è bene non dimenticare gli altri effetti negativi del fumo di tabacco come l’impatto sul rischio di sviluppare un tumore o una malattia cardiovascolare o respiratoria.

Esercizio Fisico

Una MICI non vi impedirà di praticare un’attività sportiva anzi, molte persone con una malattia cronica intestinale sono in grado di praticare il loro sport preferito, anche ad alti livelli. Ne sono esempio il nuotatore italiano Simone Sabbione e la straordinaria ginnasta statunitense Katelyn Ohashi. Ci sono momenti in cui potreste essere troppo stanchi o ansiosi per fare sport, o momenti in cui questo è reso molto difficile dalla frequente necessità di andare in bagno. Tuttavia praticare regolarmente un’attività fisica quando possibile è necessario per preservare la salute di muscoli e ossa. L’esercizio ha inoltre un impatto molto positivo sul benessere psicologico di chi lo pratica e aiuta a ridurre lo stress e aumenta la fiducia in sé stessi. Inoltre, se praticate uno sport indoor o un’attività fisica all’interno di una palestra o di un centro sportivo avrete sempre una toilette a portata di mano in caso di emergenza.

Alimentazione

Quello dell’alimentazione è un tema molto delicato e controverso quando si parla di malattie croniche intestinali. Molti pazienti riportano un miglioramento o un aggravamento dei sintomi legato all’ingestione di particolari alimenti e anche se non vi sono ricerche a oggi in grado di determinare un regime alimentare unico che possa andare bene per tutti i pazienti o alimenti specifici nocivi. Tuttavia sono stati nel tempo identificati alcuni regimi alimentari più indicati per i pazienti con una malattia cronica intestinale come una dieta semi-vegetariana, una dieta simil mediterranea o una cosiddetta low FODMAP (link all’approfondimento inviato a giugno). Sono stati anche individuati alcuni alimenti non adatti come alcune carni e grassi, alcuni zuccheri, fibre insolubili (frutta con buccia, semi e noci, ortaggi verdi crudi), caffè e, appunto, alcolici (link all’approfondimento sugli alimenti proibiti, inviato in questa stessa tranche). Tuttavia gli alimenti contribuiscono ad acutizzare o al contrario a mitigare i sintomi cambiano frequentemente tra paziente e paziente. Per questo motivo è utile tenere un diario alimentare dove registrare tutto quello che si mangia, per lo meno per un certo periodo di tempo. L’importante è mantenere una dieta equilibrata, assicurandosi di assumere le calorie e i nutrienti necessari per restare in salute: privarsi completamente di alcuni alimenti, soprattutto senza la supervisione di un medico e di uno specialista, può avere serie conseguenze.

Fonti:
Matsuoka K, Kobayashi t, et al. Evidence-based clinical practice guidelines for inflammatory bowel disease Journal of Gastroenterology 2018; doi: 10.1007/s00535-018-1439-1
https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00535-018-1439-1
Mantzouranis G, Fafliora E, et al. Alcohol and narcotics use in inflammatory bowel disease. Ann Gastroenterol. 2018. doi: 10.20524/aog.2018.0302
http://www.annalsgastro.gr/files/journals/1/earlyview/2018/ev-07-2018-16-AG4037-302.pdf
Swanson GR, Sedghi S, Farhadi A, et al. Pattern of alcohol consumption and its effect on gastrointestinal symptoms in inflammatory bowel disease. Alcohol 2013. doi: 10.1016/j.alcohol.2009.10.019 https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0741832910000248?via%3Dihub
Crohn and colitis foundation UK - Living with IBD. http://s3-eu-west-1.amazonaws.com/files.crohnsandcolitis.org.uk/Publications/Living-with-Crohns-or-Colitis
Crohn and colitis foundation UK - Smoking and ibd
http://s3-eu-west-1.ama