Malattia di Crohn, maggiori infiammazioni con i dolcificanti artificiali

Malattia di Crohn, maggiori infiammazioni con i dolcificanti artificiali

08/29/2018 - 12:30

mici e dolcificantiIl dolcificante artificiale potrebbe incidere sui sintomi della malattia di Crohn, intensificandoli.

Questo perché, sostiene uno studio della Case Western Reserve University di Cleveland, facilita la proliferazione dei batteri cosiddetti 'cattivi' e peggiora l'infiammazione intestinale. I risultati ottenuti dai ricercatori, che potrebbero indirizzare le abitudini alimentari delle persone affette da MICI, trovano anche un riscontro nelle dichiarazioni dei pazienti: una percentuale tra il 10 e il 15% sostiene che gli edulcoranti peggiorano le condizioni della malattia.

Lo studio è stato condotto somministrando a topi per sei settimane il sucralosio, con la conseguenza di un peggioramento dell'infiammazione intestinale nei soggetti affetti dalla malattia di Crohn. Nei topi non colpiti dalla patologia non è stato invece registrato alcun effetto sostanziale. La somministrazione del sucralosio ha prodotto, solo nei topi malati, una crescita eccessiva del batterio escherichia coli e una maggiore penetrazione della fauna batterica nella parete intestinale. Inoltre, la produzione di escherichia coli ha innescato una intensificazione dell'attività mieloperossidasica volta ad eliminare i microrganismi ritenuti pericolosi. Tutte condizioni che, spiegano i ricercatori, potrebbero esacerbare i sintomi della malattia di Crohn.

I risultati

I risultati suggeriscono che i pazienti con malattia di Crohn dovrebbero pensare attentamente a consumare prodotti simili che contengono sucralosio”, ha detto l'autore dello studio, Alex Rodriguez-Palacios. “Questo studio dimostra che il dolcificante induce cambiamenti nei batteri intestinali e nella reattività delle cellule immunitarie della parete intestinale, con quest'ultima che potrebbe causare infiammazioni o riacutizzazioni della malattia nelle persone sensibili. D'altro canto, lo studio suggerisce che gli individui privi di malattie intestinali non avrebbero alcun bisogno di preoccuparsi”. Secondo Rodriguez-Palacios “un prossimo passo sarà quello di condurre la ricerca sugli esseri umani. Ma è una cosa difficile – ha spiegato – a causa delle molteplici variabili che riguardano la genetica umana, il microbioma e la dieta”.

Per Fabio Cominelli, altro autore dello studio, i problemi rilevati dalla ricerca potrebbero essere associati anche ad altri additivi alimentari. “Ad esempio – ha detto - gli emulsionanti dietetici hanno dimostrato di recente di essere in grado di alterare il microbiota intestinale e promuovere la colite nei topi”.

 A cura di Paola Perrotta

Fonte

- Artificial Sweetener Splenda Could Intensify Symptoms in Those with Crohn’s Disease. Press release from Case Western Reserve University. http://casemed.case.edu/cwrumed360/news-releases/release.cfm?news_id=1101&news_category=8

- Rodriguez-Palacios A, Harding A, Menghini P, et al. The Artificial Sweetener Splenda Promotes Gut Proteobacteria, Dysbiosis, and Myeloperoxidase Reactivity in Crohn’s Disease–Like Ileitis. Inflammatory Bowel Diseases, 2018; DOI: 10.1093/ibd/izy060