Malattia di Crohn, la dieta da seguire

Malattia di Crohn, la dieta da seguire

06/07/2018 - 13:54

dieta e miciAbitudini alimentari corrette e l’eliminazione di alcuni cibi possono aiutare a  migliorare la sintomatologia in presenza del malattia di Crohn, ma anche di altre patologie simili come la colite ulcerosa. Nonostante siano malattie legate all’apparato digerente, una giusta dieta non andrà interpretata come una possibile cura ma, piuttosto, come un modo per diminuire alcuni fastidi e prevenirne altri.

Malattia di Crohn e alimentazione

Innanzitutto, è bene dividere la dieta in due parti: una più indicata nelle fasi meno acute della malattia di Crohn e l’altra, invece, in quelle acute.

La dieta nella fase meno acuta

Nella fase meno acuta è importante tenere a mente che si tratta di una patologia che non provoca problemi importanti. Per cui, la dieta comune non richiede particolari attenzioni se non quelle legate ai metodi di cottura corretti e alla limitazione di alcuni alimenti e di alcune bevande.

Al fine di evitare troppi grassi e i cataboliti tossici, è bene cucinare attraverso la cottura a vapore, a pressione, sottovuoto o con la bollitura, mentre saranno da limitare frittura, piastra e griglia.

In alcuni casi, come per gli arrosti al forno o carne stufata o brasata, sarebbe meglio avere delle accortezze come l’impiego di carta da forno o del sacchetto da forno. Meglio ridurre anche i latticini e il latte, così come lo zucchero, il sale, le bevande alcoliche e le spezie, soprattutto quelle urticanti quali peperoncino, curry o zenzero.

Attenzione anche ai funghi, soprattutto quelli raccolti e non acquistati al supermercato: oltre al fatto che anche quelli commestibili rilasciano comunque sostanze tossiche, i funghi spesso crescono in zone che potrebbero essere inquinate.

Invece, tra i cibi consigliati ci sono le verdure, soprattutto carote, zucchine, melanzane e finocchi, così come il pesce, specie se magro. In presenza del malattia di Crohn è consigliata anche l’assunzione di pane di tipo secco, come quello tostato, crackers, fette biscottate o grissini.

Bene anche il prosciutto, chiaramente che contenga il meno possibile di grasso. È bene assumere fibre solubili mentre andrebbero ridotte durante la fase acuta quelle insolubili, come buccia di legumi e frutta.

Infine, riguardo le bevande, bere acqua in buone quantità è la cosa più consigliata, soprattutto per reintegrare i liquidi, perché a causa di questa patologia possono essere frequenti scariche di diarrea.

La dieta in fase acuta

Quando il malattia di Crohn è invece in fase acuta, il discorso dieta cambia, non tanto sul fronte della tipologia di alimento più o meno corretto, quanto sulle modalità e i tempi di assunzione di questi.

É bene sottolineare che le fibre, consentite nella fase meno acuta se assunte con le accortezze già descritte, andranno completamente evitate perché l’intestino dovrà essere tenuto il più possibile a riposo.

L’alimentazione nelle fasi acute del malattia di Crohn, che di fatto mantiene gli stessi componenti di una fase non acuta, può essere effettuata via sonda, perché conduce attraverso la bocca gli alimenti semplificati, così da ridurre il più possibile l’utilizzo di succhi gastrici e facilitare l’assorbimento, evitando anche l’assunzione di molecole dannose che porterebbero a diarrea o steatorrea.

Quando la patologia è nella sua fase acuta, inoltre, è necessario integrare nel corpo del paziente elevate quantità di vitamina B12, perché la zona più colpita dal malattia è l'ileo terminale, quella parte dell’intestino dove la vitamina viene assorbita, assieme ai sali biliari.

Via flebo, infine, si possono introdurre nel corpo alcuni elementi integratori come glutammina, acido butirrico, omega 3 e più in generale prebiotici.

A cura di Paola Perrotta

Fonti

- Crohn's & Colitis Foundation's. Diet and Nutrition http://www.crohnscolitisfoundation.org/resources/diet-and-nutrition-1.html

-  Owczarek D, Rodacki T, Domagała-Rodacka R, Cibor D, Mach T. Diet and nutritional factors in inflammatory bowel diseases Diet and nutritional factors in inflammatory bowel diseases. World J Gastroenterol 2016; 22(3): 895-905