Il ruolo dell’ambiente nello sviluppo di malattie infiammatorie intestinali

Il ruolo dell’ambiente nello sviluppo di malattie infiammatorie intestinali

06/15/2018 - 07:43

ambiente e miciLe malattie infiammatorie intestinali (MICI), come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa, sono malattie croniche immunologicamente mediate causate da una risposta immunitaria disregolata alla flora intestinale in soggetti geneticamente suscettibili. Nonostante i progressi della genetica, la probabilità di insorgenza della malattia rimane spiegata in modo incompleto e sembra esserci un forte ruolo per l'ambiente nel mediare il rischio di malattia, anche non del tutto noto.  

I progressi della genetica e dei metodi computazionali hanno portato all'identificazione di 163 loci genetici che modificano il rischio di malattia di Crohn e colite ulcerosa. Un totale di 30 e 23 polimorfismi a singolo nucleotide (SNP, dall’inglese Single Nucleotide Polymorphism) sembrano essere distintamente associati, rispettivamente, alla malattia di Crohn e alla colite ulcerosa, mentre altri 110 loci genetici sono comuni a entrambe le malattie. Tuttavia, i loci di rischio noti trasmettono meno di un terzo del rischio per entrambe le malattie.

Sempre più, però, i dati epidemiologici suggeriscono un forte ruolo che spetta ai fattori ambientali.  E così, la genetica e l’ambiente sembrano aver un ruolo paritetico nel definire quali sono i fattori che più espongono al rischio di sviluppare queste malattie.
La concordanza della malattia nei gemelli monozigoti, ad esempio, si avvicina al massimo al 50%, con molti dati che sembrano suggerire che le stime potrebbero essere inferiori, deponendo così in favore di ruolo importante che spetterebbe all’ambiente.

Il rischio di MICI nella popolazione immigrata, inoltre, sembra essere più legato a quello del paese di residenza piuttosto che al paese di origine, ad indicare ancora il contributo dell'influenza ambientale. Infine, i paesi che hanno assistito ad una rapida trasformazione dell’ambiente e a un cambiamento nello stile di vita hanno visto un aumento dell'incidenza di malattie infiammatorie intestinali negli ultimi decenni con un tasso di cambiamento che supera quello che potrebbe essere attribuito esclusivamente alla genetica.

Malattie infiammatorie intestinali: cosa sappiamo dei fattori di rischio ambientali?

Possiamo dire che l'effetto dell'ambiente sulla malattia è paritario rispetto alla genetica. Il fumo resta il fattore di rischio più ampiamente studiato, contribuisce infatti ad aumentare il rischio e la gravità della malattia di Crohn.

Tuttavia, anche il fattore di rischio ambientale meglio noto e più costantemente dimostrato, ovvero il fumo, contribuisce solo parzialmente alla patogenesi della malattia; basti pensare che la maggior parte dei fumatori non ha la malattia di Crohn e la maggior parte dei pazienti con la malattia non fuma.
Diversi farmaci, inoltre, tra cui i contraccettivi orali, la terapia sostitutiva ormonale post-menopausa, l'aspirina, i FANS e gli antibiotici possono aumentare il rischio per entrambe le malattie, con i meccanismi che rimangono inadeguatamente definiti.Esistono, poi, evidenze che la depressione e lo stress psicosociale possono giocare un ruolo nella patogenesi sia della malattia di Crohn sia della colite ulcerosa, aumentando allo stesso tempo il rischio di riacutizzazioni. È aumentata anche la comprensione del ruolo della dieta nelle MICI, in particolare attraverso il suo effetto sul microbioma intestinale. Una dieta ad alto contenuto di grassi, ricca di carboidrati raffinati, è fortemente associata allo sviluppo di MICI, contrariamente a una dieta ricca di frutta, verdura e di acidi grassi polinsaturi-3 che è protettiva contro queste malattie.

Sappiamo infatti che l'assunzione di proteine ​​animali e di acidi grassi polinsaturi-6, ad esempio, può aumentare il rischio di colite ulcerosa, mentre gli acidi grassi polinsaturi-3 e le fibre possono conferire protezione. Ma anche l’effetto della dieta sulla malattia accertata rimane scarsamente studiato. Ulteriori fattori come l'inquinamento atmosferico, i fattori psicologici, i disturbi del sonno e l'esercizio influenzano lo sviluppo e il corso delle MICI. Eppure, nonostante anni di indagini, i fattori di rischio ambientale che sono stati identificati non hanno spiegato la patogenesi delle MICI.

Diversi fattori ambientali, come fumo, l’appendicectomia, alcuni farmaci, la dieta, l’allattamento al seno, alcune infezioni/vaccinazioni, l’uso di antibiotici, l’infestazione di elminti e la scarsa igiene infantile, sono certamente implicati nell'aumentata incidenza mondiale di MICI, ma non sappiamo come lo sono. Sfortunatamente, a parte l'effetto accertato del fumo sulla malattia, l'impatto di questi e altri fattori ambientali rimane scarsamente studiato e mancano dati di alta qualità che possano adeguatamente guidare la pratica clinica e gli interventi di sanità pubblica.
 

Cosa possiamo aspettarci dalle ricerche future?

I limiti principali delle ricerche che hanno indagato fino ad oggi i fattori di rischio ambientale derivano dalla mancanza di grandi coorti di pazienti in grado di fornire informazioni dettagliate raccolte in modo prospettico su uno spettro di esposizioni ambientali abbastanza ampio da poter rilevare anche gli effetti più deboli.

Se da un lato i progressi della genetica e dell'immunologia migliorano la comprensione della patogenesi della malattia, questa conoscenza deve essere accompagnata da dati di alta qualità sui rischi ambientali per costruire un modello più completo possibile di sviluppo della malattia e pianificare interventi adeguati.

Data l'eterogeneità delle influenze ambientali, inoltre, è probabile che esista un'interazione tra la genetica e l'ambiente tale che alcuni individui siano più suscettibili di altri all'effetto di specifici fattori ambientali. E questa va indagata. È necessario definire il contributo relativo della genetica e dell'ambiente, ad esempio, per comprendere il ruolo dell'ambiente nei soggetti ad alto rischio di malattia. Un aspetto importante perché, anche se data la relativa rarità delle MICI è improbabile che una misura preventiva basata sulla popolazione possa avere un impatto sostanziale, sicuramente i gruppi di popolazione ad alto rischio possono beneficiare di più degli interventi preventivi.

A cura di Norina Wendy Di Blasio

Fonti

- Legaki E, Gazouli M. Influence of environmental factors in the development of inflammatory bowel diseases. World Journal of Gastrointestinal Pharmacology and Therapeutics. 2016;7(1):112-125. doi:10.4292/wjgpt.v7.i1.112.

- Ananthakrishnan AN. Environmental Triggers for Inflammatory Bowel Disease. Current gastroenterology reports. 2013;15(1):302. doi:10.1007/s11894-012-0302-4.

- Jakobsen C, Paerregaard A, Munkholm P, Wewer V. Environmental factors and risk of developing paediatric inflammatory bowel disease — A population based study 2007–2009. Gastroenterology 2012; 7(1):79–88 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.crohns.2012.05.024