I probiotici nelle MICI: utili o da evitare?

I probiotici nelle MICI: utili o da evitare?

07/23/2021 - 11:32

I fermenti lattici o probiotici sono utili ai pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI)? Si tratta di una domanda che moltissime persone con malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa si pongono di fronte all'ampia offerta oggi disponibile di integratori che contengono questi preziosi microrganismi utili al benessere del microbiota intestinale. La nostra flora batterica, come è noto, ha diverse funzioni:

- rafforza l'integrità intestinale;

- contribuisce alla produzione di energia;

- ci protegge contro i microrganismi patogeni;

- regola l'attività del sistema immunitario.

 

La dieta e lo stile di vita contribuiscono però a modificarla causando in alcuni casi disbiosi, ovvero una sua alterazione. Questa è spesso associata a patologie gastrointestinali come infezioni da Clostridium difficile, cancro al colon e le stesse MICI.

 

La flora batterica nelle MICI

I pazienti con malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa mostrano infatti tipiche alterazioni nel microbiota, con un aumento di batteri proinfiammatori e una riduzione di quelli con attività antinfiammatoria. Per questa ragione negli anni sono state proposte diverse strategie per ripristinare la flora batterica alterata dei pazienti con MICI basate sull'uso di probiotici. Purtroppo però i probiotici che mostrano attività antinfiammatoria hanno effetti sulla flora intestinale molto variabili da persona a persona e in funzione di vari fattori poco prevedibili: il diverso organismo, la dieta e condizioni ambientali non consentono di prevedere le conseguenze che uno stesso ceppo batterico può avere sui diversi soggetti affetti da MICI. Questo vale in particolare per i pazienti con malattia di Crohn: al momento non esistono infatti evidenze che specifici probiotici possano avere un impatto positivo in termini di mantenimento della remissione in questa patologia.

 

Probiotici e rettocolite ulcerosa: quali scegliere

Discorso diverso la rettocolite ulcerosa: un ceppo batterico ha infatti dimostrato di garantire effetti benefici per questi pazienti. Parliamo dell'Escherichia coli Nissle 1917, in grado di entrare in relazione con le cellule dell'epitelio del colon inducendo il rilascio di citochine antinfiammatorie inibendo la liberazione di quelle proinfiammatorie così da permettere un'azione immunomodulante e antinfiammatoria. Secondo vari studi, l'impiego di Escherichia coli Nissle 1917 avrebbe benefici anche su sintomi che, in alcuni pazienti, permangono anche in fase di remissione come il gonfiore e la cattiva digestione. Sempre per la rettocolite ulcerosa è dimostrata l'efficacia di una specifica miscela di otto ceppi di Lactobacilli: il loro impiego favorirebbe la remissione della patologia sia negli adulti che nei bambini.

 

Come evolverà la terapia

Che il ruolo del microbiota sia centrale nelle MICI è quindi chiaro. Tuttavia le terapie probiotiche non hanno ancora dato risultati definitivi: a fronte dell'efficacia dei ceppi citati nella rettocolite ulcerosa, restano ancora molti dubbi su altri ceppi in particolare nel trattamento della malattia di Crohn. La ragione è che la conoscenza dei meccanismi profondi che intercorrono tra flora batterica e sistema immunitario è ancora limitata. Solo quando questi aspetti saranno più chiari si giungerà forse alla prescrizione di specifici ceppi batterici per il controllo delle MICI in considerazione della fase di attività della malattia e delle caratteristiche individuali di ciascun paziente.

 

 

 

Fonti

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Gallo J, "Il ruolo dei probiotici e l'azione del ceppo escherichia coli nelle MICI", Informamici, Amici Onlus, n.36, dicembre 2020

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