I pazienti con MICI hanno un rischio maggiore di Alzheimer?

I pazienti con MICI hanno un rischio maggiore di Alzheimer?

06/22/2021 - 10:40

Uno studio pubblicato su Gut a gennaio 2021 ha illustrato come le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) abbiano una probabilità di sviluppare demenza (in particolare l'Alzheimer) doppia rispetto alla popolazione sana. Per arrivare a questa conclusione gli autori, un team di studiosi del Taipei Veterans General Hospital (Taiwan), hanno seguito 1742 pazienti con malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa di età dai 45 anni in su confrontando i loro dati con quelli di 17.420 soggetti non affetti da MICI. Nel corso di 16 anni di followup è emerso che il 5,5 per cento dei soggetti con malattie infiammatorie croniche intestinali ha sviluppato demenza contro l’1,4 per cento dei soggetti sani, e senza particolari differenze tra uomini e donne o tra pazienti con malattia di Crohn e con rettocolite ulcerosa.

 

I pazienti con MICI sviluppano le demenze 7 anni prima

Tra tutte le forme di demenza evidenziate, l'Alzheimer è quella che ha mostrato il maggior aumento di rischio nei pazienti con MICI: 1,9 per cento di casi contro lo 0,2 per cento in chi non aveva la diagnosi. Non solo: nei soggetti affetti da malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa l'età media di insorgenza della demenza era di circa 76 anni contro gli 83 dei soggetti non affetti da MICI. La ragione di questa maggiore incidenza non è però ancora chiara: la spiegazione potrebbe avere a che fare con le patologie stesse e la loro eziopatogenesi, l'uso di farmaci per curarle, ma anche lo stile di vita e l' alimentazione.

 

Correlazioni tra demenza e intestino

«Sono necessarie altre ricerche per valutare ad esempio l’effetto dei singoli farmaci per le MICI sull'incidenza delle demenze», ha spiegato Yen-Po Wang, coautore dello studio. In ogni caso la ricerca è interessante anche in un'ottica di prevenzione: «I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali potrebbero beneficiare di una maggiore vigilanza clinica e di un approccio multidisciplinare: l'intervento precoce potrebbe infatti rallentare il deterioramento cognitivo migliorando la qualità della vita dei pazienti e dei loro cari». Inoltre questi risultati, ben lontani dall'essere definitivi, potranno stimolare ricerche future sul legame tra MICI e demenza, così da promuovere lo sviluppo di interventi terapeutici che agiscano sull'asse intestino-cervello.

 

Disbiosi e Alzheimer

Da tempo è infatti nota una relazione tra l'attività gastrointestinale e quella cerebrale, tanto che l'espressione "secondo cervello" per definire l'intestino è ormai familiare a molti. Quest'ultimo è dotato infatti di un sistema nervoso enterico parallelo a quello centrale che spiega in parte l'insorgenza di patologie funzionali come la sindrome dell'intestino irritabile. Ma non solo: sta emergendo con sempre maggiore chiarezza come l'intestino possa agire direttamente sulle funzioni psichiche e neurologiche. Studi recenti hanno chiarito ad esempio che le disbiosi, ovvero un'alterazione del microbiota intestinale che nei soggetti con malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa è frequentemente rilevata, possano essere correlate all'insorgenza della malattia di Alzheimer. Non a caso anche nei pazienti con demenza è evidente un disequilibrio microbico intestinale che potrebbe influenzare l’avanzamento della patologia neurologica.

 

Neutrofili e malattie neurodegenerative

Un altro legame tra intestino e malattie neurodegenerative chiama in causa alcune cellule del sistema immunitario, i neutrofili, responsabili tanto dell'infiammazione intestinale tanto di quella che si suppone essere alla base di diverse patologie neuropsichiatriche e neurodegenerative. Del resto da anni è dimostrato su modelli animali come nell'Alzheimer i neutrofili si infiltrino nel cervello provocando il rilascio della proteina amiloide e un conseguente peggioramento delle capacità cognitive. Questa mole di studi sembra evidenziare una possibile origine comune alla base di patologie autoinfiammatorie come le MICI, delle demenze e di patologie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o la sclerosi multipla. Proseguendo lungo questa strada, forse, la ricerca potrà un giorno portare allo sviluppo di terapie sempre più mirate contro tutte queste malattie.

 

 

 

Fonti

Harding A, "Maggior rischio di demenza se si soffre di Ibd", Quotidiano Sanità, http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_i...

"Il ruolo del microbiota intestinale nella malattia di Alzheimer", Fondazione Veronesi Magazine, https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/i-nostri-ricercatori...

"Inflammatory bowel disease linked to doubling in dementia risk", BMJ, https://www.bmj.com/company/newsroom/inflammatory-bowel-disease-linked-t...

Inflammatory bowel disease linked with increased dementia risk, Alzheimer's Research Uk, https://www.alzheimersresearchuk.org/inflammatory-bowel-disease-increase...

Zhang B et al, "Inflammatory bowel disease is associated with higher dementia risk: a nationwide longitudinal study". Gut. 2021 Jan;70(1):85-91. doi: 10.1136/gutjnl-2020-320789. Epub 2020 Jun 23. PMID: 32576641.